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title: "Aspetta giugno, dicevano"
description: "Perché il momento migliore per fotografare la tua famiglia all'aperto non è dopo la fine della scuola. L'erba verde, la luce giusta e i prati fioriti esistono adesso — tra qualche settimana sarà già tardi."
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![madre e figlia con papaveri ed erba alta a giugno](https://studioliviero.com/images/2026/05/aspetta-giugno.webp) #  Aspetta giugno, dicevano

  Luigi Alighieri     Ultima modifica: 06 Maggio 2026    Visite: 60 4 minutes read

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Perché il momento migliore per fotografare la tua famiglia all'aperto non è quello che pensi. E perché agosto è già troppo tardi.

Ogni anno, più o meno a partire da marzo, comincio a ricevere messaggi che seguono quasi lo stesso schema. La famiglia vorrebbe fare una sessione fotografica in esterna — magari in un prato, magari con un bel paesaggio dietro, magari con quella luce calda e morbida che hanno visto in qualche foto su Instagram. Poi arriva la frase: *"Aspettiamo che finisca la scuola, poi ci organizziamo."*

Lo capisco perfettamente. Giugno sembra il momento naturale — le giornate si allungano, i bambini sono finalmente liberi, la famiglia può muoversi senza guardare l'orario. È un'immagine logica e rassicurante. Il problema è che quell'immagine e la realtà di giugno sono due cose abbastanza diverse.

Giugno sull'Appennino — e non solo sull'Appennino — porta con sé alcune cose che nessuno mette nel conto quando pianifica la sessione perfetta. L'afa, prima di tutto: quella qualità dell'aria pesante e immobile che trasforma ogni spostamento in un'impresa e i bambini in piccoli vulcani di sudore e insofferenza. Le zanzare, che nel bosco e nei prati a fine giugno sono già in piena attività e hanno opinioni molto precise su dove trascorrere la serata. E poi c'è la luce — quella luce piatta e abbagliante del pomeriggio estivo che è la cosa più difficile da gestire per un fotografo che lavora in esterna, e che obbliga a spostarsi in orari scomodi o a rinunciare a certi scenari completamente.

![prato fiorito collinare con casolare di primo mattino in primavera](https://studioliviero.com/images/prato-fiorito-collinare-con-casolare-di-primo-mattino-in-primavera.webp)

Ma c'è un problema ancora più fondamentale, ed è quello che quasi nessuno considera: il paesaggio che le famiglie immaginano quando pensano a *"una bella sessione nella natura"* non esiste a giugno. Esiste adesso.

L'erba alta e verde di un verde quasi irreale, saturo e lucente come se qualcuno ci avesse dato una mano di vernice fresca — quella cosa dura qualche settimana, tra fine aprile e i primi di giugno, poi sparisce. La lavanda, che tutti vogliono e che sembra il set fotografico ideale, viene raccolta tra giugno e luglio: ad agosto i campi sono già spogli, e quello che rimane è un filare di stoppini grigi che non ha niente del profumo romantico che si immaginava. I campi di grano dopo la raccolta diventano brulli e giallastri. Il bosco, che in primavera ha quella qualità quasi magica di luce filtrata e colori profondi, ad agosto è stanco, assetato, polveroso. Gli unici che reggono davvero sono i girasoli — ma crescono spesso lontano dalle strade principali, in posti scomodi da raggiungere con una famiglia e bambini al seguito.

![tre bambini, due maschi ed una bambina, giocano in un campo di papaveri, i maschi raccolgono fiori che porgono alla bimba che li mette in un cestino](https://studioliviero.com/images/2026/05/tre-bambini-giocano-in-un-campo-di-papaveri.webp)

Quello che le persone cercano, quando mi scrivono ad agosto chiedendo un campo fiorito, è una cosa che esisteva tre mesi prima. E capisco la delusione — non è colpa loro, è semplicemente che nessuno gliel'ha mai detto.

Poi c'è l'altro luogo comune da smontare, che è forse quello più radicato: l'idea che durante la scuola non si possa fare niente. Come se i bambini fossero disponibili solo nei mesi estivi e nei weekend non esistessero. Il sabato e la domenica, invece, esistono eccome — e sono i giorni in cui i fotografi di famiglia lavorano di più, non per caso ma per una ragione precisa. Sono i giorni in cui la famiglia esiste come tale, intera, senza lo zaino sulle spalle e la sveglia del lunedì mattina già in testa. C'è una qualità diversa in quelle ore, una disponibilità che si vede nelle facce e si sente nell'aria.

Un'ora prima del tramonto, in un sabato di fine aprile o di maggio (ma anche di un giorno infrasettimanale, un giorno qualsiasi in cui genitori e bimbi decidono insieme di dedicare un'ora a loro stessi), con quella luce obliqua e calda che non ha un nome preciso ma che tutti riconoscono quando la vedono — è tutto il tempo che serve. Due ore al massimo, poi si torna a casa. I bambini non sono sfatti dall'afa, non stanno già sognando il mare, non hanno accumulato tre settimane di libertà estiva che li rendono incontenibili. Sono semplicemente loro, in un giorni qualunque, con la differenza che qualcuno li stava guardando davvero.

Io i posti li conosco bene, dopo tutti questi anni sull'Appennino. So dove la luce arriva giusta a quell'ora, so quali prati fioriscono prima e quali dopo, so dove il bosco ha quella qualità particolare che non si trova altrove. E so che tra qualche settimana tutto questo sarà già diverso.

Se stavi aspettando il momento giusto, eccolo.

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