Il messaggio è arrivato un martedì sera, mentre riponevo i fondali in studio dopo una sessione fotografica. Il telefono vibrava sul tavolo, appoggiato su una pila di stampe ancora da montare nel loro raccoglitore. Era una mamma a cui avevo mandato un preventivo per un ritratto di famiglia la settimana prima. Scriveva con gentilezza, senza giri di parole. Aveva scaricato un'app che sfoca lo sfondo, uniforma la pelle e toglie le occhiaie. Le foto del figlio in giardino le sembravano "quasi professionali". Non capiva cosa ci fosse di diverso in quello che le proponevo io, a parte il prezzo.
Ho posato il telefono. Poi l'ho ripreso. Ho scritto tre risposte e le ho cancellate tutte. La prima si difendeva, la seconda elencava obiettivi e diaframmi, la terza aveva il tono di chi si è offeso. Nessuna rispondeva alla sua domanda, che era legittima. Alla fine le ho scritto che faceva bene a chiederselo, e che se voleva potevamo sentirci per telefono. Non ha chiamato.
Questo articolo è la risposta che non sono riuscito a darle quella sera.










